In Germania nasce “In Piedi”, un movimento che sostiene voler recuperare gli elettori della classe lavoratrice andati verso l’AfD. Ma è valida la strategia di razzializzazione della classe come via per ottenere successi elettorali?

di Nuria Alabao attivista e ricercatrice spagnola

Nonostante la propaganda dell’estrema destra quest’estate, la Spagna è ancora un paese in cui l’immigrazione non costituisce una preoccupazione importante per i suoi abitanti, come si è dimostrato inchiesta dopo inchiesta, sebbene Rivera sostenga il contrario. Sicuramente, non ha la rilevanza che ha assunto in altri paesi europei, compresa la vicina Italia. In questi paesi, l’estrema destra, che occupi posizioni di governo o no, detta l’agenda su questo tema, trascinandosi dietro l’intero arco politico. Sembra che gli attori politici non abbiano altra scelta se non posizionandosi costantemente intorno a un campo di significanti seminato dagli oltranzisti, e di cui questi raccolgono i frutti. È però certo che questo tema sta dimostrando una capacità brutale di articolare paure e una sensazione di insicurezza di classi lavoratrici e medie impoverite che stanno attraversando una crisi sistemica ancora irrisolta. 

In paesi come la Francia o la Germania stanno agendo anche posizioni di partiti progressisti o che chiamiamo molto genericamente “sinistra”. Jean-Luc Mélenchon, ad esempio, difende i lavoratori autoctoni nei confronti di quelli stranieri, insistendo che l’immigrazione non regolata è uno strumento nelle mani del capitale globale. In realtà, questa posizione non è nuova ma legata ai discorsi tradizionali di una parte del mondo sindacale francese, ben anteriori alla leadership di Marine Le Pen al suo rinnovamento del Front National, ora Misura Lunghezza da nuziale Eyekepper Sposa Pavimento su Doppia Formato Bianco spalle Abito Rassemblement National. Nello sciovinismo operaista di Mélenchon si combina una rivendicazione di maggior sovranità nazionale al cospetto di istituzioni europee allineate agli interessi della finanza e una certa nostalgia del passato, per un alquanto idealizzato Stato sociale del dopoguerra, quando i nemici avevano contorni più definiti e sembrano più facili da affrontare da parte di sindacati forti. Tutto ciò non è solo definitivamente passato, ma non tornerà più, per quanto si insista a porre l’attenzione sui migranti, che ben poca responsabilità hanno nel tramonto del patto tra capitale e lavoro precedente alla deregolamentazione neoliberista. 

Il rinnovato protezionismo dei lavoratori

In Germania si è in questi giorni aperto il dibattito con la presentazione di Sposa su Bianco da Misura Pavimento nuziale Abito Lunghezza spalle Formato Eyekepper Doppia Aufstehen (In Piedi), una piattaforma guidata da Sarah Wagenknecht, deputata della Linke, il partito situato più a sinistra nell’arco parlamentare. Questo movimento, che si definisce populista e ispirato alla France Insoumise di Mélenchon e al Momentum di Jeremy Corbyn, vorrebbe agglutinare membri di diversi partiti progressisti, della stessa Linke, ma anche della socialdemocratica SPD e dei Verdi. La proposta si concentra su uno spazio di confluenza che ha l’obiettivo di riconquistare gli elettori disincantati, compresi quelli che hanno finito per sostenere la destra estrema dell’Alternativa per la Germania (AfD), con particolare attenzione a quelli della vecchia Germania Est, curiosamente il posto in cui c’è meno pressione migratoria, come spesso accade con l’estrema destra. 

Per la Wagenknecht e i suoi alleati, nel contesto della globalizzazione, i salariati e gli operai manifatturieri, non hanno solo peggiorato le proprie condizioni di lavoro, ma si sentono anche minacciati nella loro identità a causa della crescita dell’immigrazione. La deputata tedesca sostiene che la sinistra ha ceduto troppo alle posizioni della classe media urbana favorevole alla globalizzazione, dimenticandosi dei perdenti, di quelli che occorre recuperare con politiche redistributive, fino a giungere a un certo “sciovinismo del Welfare”. In tal modo, la sua proposta non comprende solo politiche socialdemocratiche, che oggi hanno un sapore di radicalismo, come l’aumento dei salari, il rafforzamento dello Stato sociale o una maggior progressività nelle imposte, ma anche l’uso del nazionalismo, un tabù nelle sinistre tedesche, e la regolazione dell’immigrazione in una riedizione dell’argomento dei migranti come mano d’opera a basso costo importata dal capitale. 

Ovviamente, è imprescindibile competere con l’estrema destra con un progetto politico credibile per gli elettori della classe lavoratrice che hanno smesso di sostenere alternative progressiste, in un paese in cui molte delle riforme neoliberiste sono state applicate dalla socialdemocrazia. Tuttavia, questa proposta può essere letta come un ulteriore avanzamento dell’estrema destra. Forse un giorno qualcuno dell’AfD potrà dire che la sua “migliore opera” sarà stata Sarah Wagenknecht e la nuova sinistra sovranista tedesca. Presupporre che il dibattito pubblico sulla giustizia sociale e la redistribuzione debba giocarsi nell’arena della chiusura delle frontiere implica una sconfitta. Significa accettare l’incapacità di ricollocare in primo luogo un conflitto forte contro le élite del capitalismo finanziario, in una dinamica anche populista di quelli in basso contro quelli in alto, invece di assumere il mondo alla rovescia di quelli che dirottano il malessere sociale sui migranti. 

Per quanto Paolo Casado si possa impegnare, non sono i migranti a minacciare lo Stato sociale. Questa idea dello “sciovinismo del Welfare” è in via di sperimentazione sia dal Front National che da una parte dell’estrema destra europea, che si stanno spostando da un programma liberista a uno di difesa della spesa pubblica, in grado di garantire un miglio risultato alle urne (l’Europa non sono gli Stati Uniti. Qui un Trump non potrebbe conquistare una Rust Belt francese, come se fossero i Grandi Laghi, con la promessa di meno Stato). La sinistra che si sposta verso il sovranismo delle frontiere potrebbe scoprire che l’estrema destra le abbia divorato la sua posizione di difesa del pubblico. E chi preferirebbero gli elettori così infiammati da sentimenti nazionalisti e rancore nei confronti dello straniero? Probabilmente chi sia in grado di condurre tutto ciò fino alle estreme conseguenze. 

Perciò, una riedizione operaista del “prima i tedeschi” non sembra il miglior modo di fermare il fascismo. La scommessa di uno scontro della piattaforma di Wagenknecht con i postulati ufficiali della Linke, che difende una politica generosa e aperturista sia con i migranti che con i rifugiati, ha anche una chiave di lettura interna. Anche qui c’è una strategia per assumere il controllo della Linke, la cui base respinge chiaramente queste posizioni [della Wagenknecht, n.d.t.] e preferisce strategie di demarcazione più movimentiste e conflittuali. Come spiega Miguel Sanz su Viento Sur, l’orientamento politico del partito è più incline ai movimenti sociali antifascisti che si sono sviluppati in reazione all’AfD e in sostegno ai rifugiati, mobilitandosi anche per altre cause: movimento con autentico potere sociale e riluttanti a proposte populiste promosse dall’alto da personaggi mediatici come la Wagenknecht. Questa figura appare più interessata a campagne gestite da scintillanti squadre di comunicatori professionisti che a costruire organizzazione o reti dal basso, in grado di costituirsi come contrappesi dalla capacità di limitare il potere di leader dal carattere populista, di cui lei rappresenta un buon esempio. 

I media e i leader carismatici possono essere strumenti, ma non ci sono scorciatoie se si vuole essere una forza sociale in grado di fermare l’estrema destra. È sempre più facile apparire in televisione o accodarsi con il potere in auto di rappresentanza, ma non esistono scorciatoie per coloro che intendono scontrarsi con i poteri economici e sociali reali.

Chiudere le frontiere migliora la vita della classe lavoratrice?

Sin dallo scoppio della crisi, sappiamo che il capitalismo finanziario non necessariamente è contro lo stato-nazione. Vuole solo che lavori per i suoi obiettivi. Una piena sovranità nazionale è oggi una finzione. Inoltre, le restrizioni all’immigrazione non risolvono le questioni economiche più importanti, la globalizzazione, la finanziarizzazione, l’austerità, né le battaglia centrali delle lotte per l’emancipazione: una maggior redistribuzione di reddito e potere. Come dice David Lizoain in Fin del Primer Mundo, discriminazione di classe e razza sono in relazione fra loro. Il nemico degli operai non sono gli immigrati, ma chi detiene il potere. Per evitare che frazioni diverse di classe lavoratrice si scontrino fra loro, occorre rivendicare più diritti, non meno. Ciò che abbassa il prezzo della forza-lavoro è la mancanza di protezione sociale, che la obbliga ad accettare lavoro a condizioni peggiori. Una cosa che ben sa chi elabora le leggi sull’immigrazione e chi le subisce, come le lavoratrici domestiche, la maggioranza delle quali sono latinoamericane, o gli immigrati che lavorano in agricoltura. 

La sinistra europea dovrebbe abbandonare queste strategie di razzializzazione della classe come via al successo elettorale e cominciare ad attaccare senza reticenze né concessioni i miti sull’immigrazione. Non basta dire che il discorso progressista è impopolare o difficile da spiegare. Ci sono argomenti a sufficienza: gli immigrati sono necessari in una demografia in decadenza, tra l’altro perché pagano le tasse, stimolano la crescita e sostengono lo Stato sociale. Però occorrerebbe anche smetterla di guardare ai migranti in modo paternalista e capire che sono una forza sociale straordinaria con cui bisogna allearsi per ridurre le possibilità dell’estrema destra. Si tratta di sostenere la loro autorganizzazione affinché possano dispiegare il proprio potere. Quanti più diritti hanno, compreso quello di partecipazione politica, tante meno possibilità avrà il fascismo. Insieme dobbiamo sfidare senza concessioni quelli che stanno in alto, i loro paradisi fiscali e i loro privilegi, ed esigere di colpire i redditi da capitale, le vere minacce allo Stato sociale. 

È qui che risiede l’unica sovranità possibile per quelli che stanno in basso. Non quella delle frontiere, ma quella di classe. Di una classe che non è un dato, che si costruisce sempre nelle sue lotte e che è multinazionale e multirazziale da almeno mezzo secolo in Europa. (In Spagna, anche la povertà è meticcia da moltissimo tempo. Lo si può osservare quotidianamente nei quartieri popolari). Coloro che parlano di classe come qualcosa di fisso, di cui si ergono a interpreti, i Mélenchon, le Wagenknecht e compagnia, la usano spesso per difendere settori corporativi che garantiscono la loro quota di potere. La classe si costruisce nella lotta, e quelle che verranno dovranno con forza recuperare il suo carattere antifascista, cioè, porre al centro le questioni migratorie e di razza insieme agli altri esclusi dai benefici della globalizzazione. Il femminismo giocherà un ruolo di primo piano, perché anche i diritti delle donne, e dei binari e dei non eterosessuali, sono minacciati dall’estrema destra. Il compito da realizzare per le forze progressiste sarà difendere e ampliare i diritti di tutti.

È l’unico modo di confrontarsi realmente con il fascismo.  

(articolo originariamente pubblicato su a aderente rayon fascia donna 1 abito in da Meilun senza maniche Beige pHROFqZw)

Trad. di Antonello Zecca

Annunci